Utopia in cantiere

Una nuova pubblicazione si aggiunge a quelle già prodotte da Solidarius Italia ma questo, per noi, è un libro “speciale”: è frutto di un lavoro collettivo che tutti noi soci abbiamo iniziato più di un anno fa.
Il titolo, “Utopia in cantiere”, sembra quasi evocare una fatica che all’inizio ci era sembrata impossibile e che, invece, abbiamo davvero messo in cantiere.
L’utopia cui il titolo si riferisce è però ben più grande ed importante e riguarda addirittura la costruzione di una nuova economia politica: è per questa utopia che pensiamo debba operare il cantiere dell’economia solidale. Lo scenario che stiamo vivendo e le scadenze che abbiamo davanti lo impongono a tutte e a tutti coloro che vogliono davvero operare per trasformare l’economia. E non solo l’economia.
Le nostre parole, tante, sono nel libro.
Qui ci piace riportare quelle che Roberto Mancini ci ha voluto regalare, con la sua lettura attenta, nella sua prefazione.

Riunirsi, progettare, attuare. Un quaderno di viaggio nel cammino verso la democrazia

ROBERTO MANCINI

“L’utopia in cantiere. Un titolo che ricorda come il vero significato del termine “utopia” non si riferisca a ciò che non ha luogo e dunque è impossibile; esso si riferisce invece a ciò che sta nascendo. Per questo è bene tradurre “utopia” con “scelta”: l’utopia è ciò che ha così senso da meritare la mia scelta e il mio impegno. Ciò per cui vale la pena di impegnarsi. Quindi un approccio utopico capace di validità critica (nel leggere il presente) ed euristica (nel trovare la via alternativa) è indispensabile per orientarsi nel cammino proprio quando sembra che non ci siano più strade per andare oltre la trappola in cui siamo. E il “cammino” non è una figura retorica, è la parola che ci dice di come nella vita personale e collettiva ogni vero passo avanti sia un passo di liberazione.
Infatti questo libro, evocando l’utopia, in effetti è una guida, uno strumento, un quaderno di viaggio. Un testo prezioso per chi desidera agire per cercare di disincagliare la società attuale e contribuire all’evento per cui l’umanità possa rimettersi in cammino. Infatti la società globalizzata e finanziarizzata (cioè posta sotto il dominio della finanza come governance mondiale) è sempre più accelerata alla superficie, ma d’altra parte è bloccata, ferma alla solita antichissima logica del potere, in trappola dentro un modello stolto e distruttivo.
Il libro si rivolge anzitutto a chi lotta per un’altra economia. E vista la salutare radicalità dell’analisi e della prospettiva positiva che delinea, un testo simile sollecita la riconsiderazione del concetto stesso di “economia”. È da lì che bisogna partire per entrare in sintonia con la proposta del libro e soprattutto per ritrovare la determinazione di agire con coscienza e con efficacia in una situazione che appare tanto compromessa come la nostra, sia in Italia che nel mondo.
Nel termine composto “economia” è nascosta una promessa. Per riconoscerla, superando l’uso corrente della parola – che evoca precarietà, povertà, iniquità, oppressione, schiavitù, mancanza di futuro e dunque angoscia -, occorre ricordare che l’oikos a cui ci si riferisce è la casa comune dell’umanità. Una sola umanità sullo stesso pianeta. E poi il nomos che figura nel termine non è una regola qualsiasi, è una norma di armonia che deriva dalla giustizia. Dunque la parola “economia”, nel suo senso radicale, indica la giustizia che presiede e provvede all’organizzazione della casa comune. Senza giustizia non c’è economia.
Per questo quanti in questi anni si sono mossi per far generare un’altra economia in realtà operano, semplicemente, per l’approdo all’economia. Semplicemente, senza stare a moltiplicare gli aggettivi (solidale, equa, sostenibile, circolare e così via). In quest’ottica continua ad aver ragione Serge Latouche quando esige che si esca dall’ “economia”, cioè dal tipo di costruzione immaginaria, culturale, politica, produttiva e distributiva di beni che è tutta incentrata sull’accumulazione, sulla crescita e sulla competizione.
Uscire dall’economia significa liberarsi finalmente dalla schiavitù globale determinata dal capitalismo. Ma significa nel contempo, con profondità anche maggiore, risalire al di qua dell’antichissima abitudine di rendere tutto calcolabile, quantificabile, scambiabile, vendibile. Si tratta di risalire alla gratuità del dono che ogni vivente, a partire dagli esseri umani, incarna. Il suo è un valore incarnato, intrinseco, non dipende dalla scarsità eventuale o dalla rarità, è già dato nell’essere del vivente. E tale valore è “gratuito” non perché non valga nulla, ma perché vale troppo, non ha prezzo che possa misurarlo, è inestimabilmente prezioso.
Una volta usciti dall’economia ci si può entrare, per così dire, nel senso di costruire un complesso di istituzioni e di pratiche che siano fedeli alla promessa nascosta nel termine stesso. Si deve sia uscire dall’economia sia farla nascere. Se non ne esco, non vedo i valori veri della vita. Se non metto mano a un’economia autentica, la società resterà fondata sull’iniquità strutturale. Questo movimento dialettico, complesso, si può riassumere in certa misura nella parola trasformazione: l’economia deve mutare la sua forma, cioè il suo principio fondante (passando dal potere alla giustizia), la sua logica istituzionale (passando dall’accumulazione competitiva alla cura e alla corresponsabilità) e la sua immagine portante (passando dalla figura del mercato totale a quella di una comunità di viventi che comprenda umanità e mondo naturale).
Ecco, questo libro sarà utile a chi è così lucido da operare efficacemente per promuovere la trasformazione dell’economia lavorando alla trasformazione della società. Infatti sono indispensabili visioni e pratiche alternative nell’economia, ma da sole sono del tutto insufficienti.
L’economia non si trasforma con l’altra economia soltanto, non si trasforma da sola. Muta se convergono in questo sforzo la trasformazione della cultura, quella della politica, quella dell’educazione. Per dirlo in una parola io uso il termine democratizzazione. Visto che democrazia valida c’è non tanto se possiamo votare, quanto se il criterio più alto della società è dato dalla dignità umana e dalla dignità della natura – cosicché tutte le istituzioni e le pratiche devono tradurre tale criterio -, trasformare in senso democratico ogni ambito dell’esperienza sociale è l’unico impegno in grado di ottenere la nascita di un’economia in senso proprio.
Delineato un simile orizzonte, si capisce che dobbiamo superare la cultura dell’impegno settoriale, l’abitudine a pensare per separazioni, la tentazione del settarismo. Questo libro guarda oltre e offre strumenti, proposte e indicazioni a quanti sono desiderosi di dare concretezza a un’azione in questa direzione più ampia, lucida e incisiva. Chi lo legge non annega nelle analisi senza sbocco, come capita spesso con altri testi, né pretende di dare una ricetta che vada semplicemente applicata alla realtà. Il libro apre orizzonti concreti, ispira ad agire, incoraggia a maturare forme di iniziativa migliori per consapevolezza, coralità, concretezza.
I primi due capitoli sono dedicati alla lettura della trappola in cui ci siamo cacciati, evidenziando l’esigenza e l’opportunità di una nuova convocazione mondiale che raccolga le forze di coloro che sono pronti ad agire. Il terzo capitolo è prezioso perché raccoglie il meglio delle prospettive latinoamericane in materia di economia vissuta come processo di liberazione coniugandolo al potenziale trasformativo della situazione europea e italiana. Il quarto capitolo contestualizza giustamente la cultura e la prassi che possiamo esprimere partendo dal nostro paese rispetto alla situazione attuale dell’Europa. E chiarendo che non è certo l’Europa unita, intesa come unione istituzionale di popoli in cammino verso la democrazia piena, che va superata (come vorrebbero i nazionalismi sovranisti e i loro poco raccomandabili capi in Italia e nel mondo); piuttosto va superata quella caricatura di governo dell’Unione Europea che è uno strumento dei poteri della finanza globale.
Il quinto e ultimo capitolo del libro è cruciale, perché delinea gli elementi per una progettualità concreta e i passaggi per una transizione che consenta davvero di trasformare l’economia. Andrà letto con attenzione e in modo interattivo, cioè sapendo che l’essenziale del testo lo scriverà la prassi dei soggetti di altra economia se sapranno coordinarsi e anche incontrarsi con gli altri movimenti per la democrazia che operano oggi nel mondo. E soprattutto se sapranno fare strada insieme alle vittime dell’iniquità strutturale di quel sistema che oggi usurpa il nome di “economia” e che sta cancellando il nome “democrazia”.
Lo spirito con cui va letto un testo del genere, a mio avviso, è quello che sorge dalla consapevolezza che l’economia è politica. Naturalmente è l’azione culturale che solleciti il mutamento di atteggiamenti, di idee, di logiche, di saperi e che permetta di eliminare quell’ignoranza antropologica, etica, giuridica e anche economica che porta a credere nel capitalismo come unico sistema di vita possibile. Ma nella situazione odierna dell’Italia c’è un’urgenza non meno impellente. L’urgenza di agire politicamente per scongiurare i pericoli di degenerazione della società e delle istituzioni.
Se l’economia è politica, promuovere un’altra economia – quella fedele alla sua promessa – significa costruire un’altra politica. Questo concetto va compreso soprattutto oggi, mentre l’onda del risentimento e della paura, alimentata ad arte, si sta consolidando in una mentalità collettiva che rende normale, giorno dopo giorno, il pre-fascismo come stile di vita alla base della società e come stile di governo al vertice. Il pre-fascismo è un clima fatto di nazionalismo, razzismo, odio verso le persone marginali, incoscienza morale e civile, identificazione con un capo, allergia verso democrazia, partiti, sindacati, Parlamento, Europa, ONU.
La propaganda parafascista, razzista, persecutoria, allergica all’etica, alla democrazia e al bene comune si diffonde. Il governo dà corso alle peggiori politiche causando danni sempre più gravi alla convivenza civile. E i soggetti impegnati per un’altra economia che fanno? Restano fuori gioco, spiazzati: chi perché non ha più riferimenti politici; chi perché non vuole fare politica e si contenta delle proprie attività “alternative”; chi perché si era fidato, o incredibilmente ancora si fida, di quel Movimento cinque stelle che è il vero responsabile dell’egemonia esercitata da Salvini; chi perché mitizza l’“autogoverno dei territori” credendo di poter prescindere dalla politica nazionale e internazionale; chi perché è impegnato a litigare con qualche organizzazione di altreconomia diversa dalla propria.
Ma adesso basta. Bisogna assumere un atteggiamento nuovo, facendo tre cose: riunirsi, progettare, attuare. Occorre riunirsi per uscire dalla frammentazione e costituirsi come soggetto di democrazia civile, organizzata, agita da cittadini critici e determinati. Si deve progettare una strategia di convergenza organica tra le azioni di economia solidale e le azioni politiche che contrastano il parafascismo. Per esempio lavorando per moltiplicare l’esperienza di Riace ovunque in Italia, traducendola in forme adatte alle diverse situazioni locali e regionali. Quindi bisogna attuare tale strategia coltivandola passo dopo passo e stringendo tutte le alleanze adeguate a farla radicare nella coscienza della società italiana.
Ebbene, questo libro è un ottimo quaderno di viaggio per quanti vorranno davvero riunirsi, progettare e attuare. Perciò dobbiamo essere grati al gruppo di autrici e autori di Solidarius che lo hanno realizzato. Sia perché il loro testo è uno strumento per orientarsi quando è facilissimo sbagliare strada e confondersi, sia perché è l’esempio di un metodo di lavoro concreto. Infatti è un metodo che all’analisi unisce la forza progettuale, il senso della strategia, la cura per i passaggi di transizione.”

Solidarius Italia, Utopia in cantiere, Pioda imaging Edizioni/Solidarius Italia, Roma 2018.
€20,00. Per richiedere il volume: info@solidariusitalia.it.